Storia di Gragnano

Rèmend, Paesaggio di Gragnano, 1831Gragnano ed il suo patrimonio naturalistico, artistico e storico-culturale a cura di Virginia Sicignano.

Gragnano, comune campano di circa 31.500 abitanti in provincia di Napoli, è situato a m 141 s.l.m. e precisamente ai piedi dei Monti Lattari, prolungamento occidentale dei Monti Picentini dell’Appennino campano, a cavallo tra i due versanti della penisola sorrentina-amalfitana e tra i due golfi di Napoli e di Salerno.

Confina e dista a pochi chilometri da rinomate località turistiche quali Castellammare di Stabia, Pompei, Sorrento, Ravello, Amalfi, Positano, Napoli e Salerno.

Gragnano vanta un apprezzabile patrimonio naturalistico, artistico e storico -culturale, finora poco noto ed apprezzato ma attualmente in fase di riscoperta e di valorizzazione. Presenta infatti tracce e testimonianze del passato dalla preistoria all’età romana; dal Medioevo (in particolare relativamente al periodo amalfitano) all’età preindustriale, protoindustriale, industriale e postindustriale, caratterizzata dalle moderne linee automatizzate dell’industria della pasta, vanto e volano dell’economia gragnanese.

 

Dal punto di vista naturalistico presenta specie vegetali autoctone sopravvissute, nonché caverne preistoriche risalenti al Mesolitico e situate ad una quota da m 340 a 720 s.l.m. (come la Grotta del vaccaro ed altre)  e sentieri di accesso alle sorgenti, di cui il territorio è ricco, e di collegamento con Amalfi.

La ricchezza delle acque sorgive consentì ai Gragnanesi la realizzazione di due sistemi di acquedotti che attraverso archi-canali alimentavano numerosi opifici idraulici quali gualchiere per la produzione di pannilana e mulini per la molitura del grano. Alcuni di essi erano ubicati in vari punti del Paese, altri concentrati (circa 30) nella famosa Valle dei mulini; alcuni dei quali ancora visibili, altri in rovina o ricoperti dalla vegetazione.

A. Pitloo, Mulino di Gragnano, inizio ‘800

La dipendenza da Amalfi, all’epoca della Repubblica marinara, e l’affinità dei sistemi geomorfologico (caratterizzato da un territorio calcareo) e di quello idrogeologico con quelli dell’omonima Valle del versante amalfitano favorirono appunto nel passato la realizzazione di numerosi opifici idraulici, quali cartiere e ferriere nelle Valle dei mulini del versante amalfitano; gualchiere, mulini ed anche il primo pastificio in quello gragnanese. Anche la pratica di tecniche lavorative, quali l’arte serica per la produzione della seta e l’arte bianca per la molitura del grano e la pastificazione, probabilmente di origini orientali e mediorientali, furono per l’appunto trasmesse ai gragnanesi dagli amalfitani

L’arte serica fu accanto all’agricoltura un’ importante risorsa economica del Paese; fu poi soppressa per una malattia dei gelsi, di cui si nutrivano i bachi da seta. Successivamente in sua sostituzione e sfruttando le sue caratteristiche climatiche e le sue risorse idriche, come fonte di energia e primo elemento per l’impasto, si incrementò l’arte bianca, che determinò lo sviluppo socio-economico ed urbanistico del paese, riconosciuto oggi come Città della pasta ed insignito dal 2013 del marchio IGP, indicazione geografica protetta, attribuitogli dall’Unione Europea.

Gragnano, abitato inizialmente da popolazioni osche dedite alla pastorizia, ha subito nei secoli varie urbanizzazioni, di cui conserva tuttora testimonianze materiali.

Sono in parte visibili nell’ager stabianus, territorio che comprende zone limitrofe dei Comuni di Castellammare di Stabia, Gragnano, S. Maria la Carità e S. Antonio Abate, reperti archeologici, risalenti all’epoca romana, di n.6 Ville dell’otium  e n.40 Ville rustiche, della necropoli di Madonna delle Grazie e della villa di Carmiano, sull’asse Stabiae-Nuceria, e ricadenti tutte queste ultime nel territorio gragnanese. Con ogni probabilità esse ospitavano famiglie patrizie romane, quali la Gens Vara (da cui il toponimo Varano) e la Gens Grania (da cui il toponimo Gragnano), citata quest’ultima in un lapide funeraria romana, rinvenuta a S. Antonio Abate

 

img4

In epoca medioevale assistiamo ad una seconda urbanizzazione, testimoniata dai castra difensivi, sorti alle spalle della Repubblica di Amalfi e voluti dalla stessa sul versante montano per farsi difendere dagli attacchi dei saraceni che, ostacolati dalla potente flotta amalfitana nel golfo salernitano, sbarcavano di soppiatto nel golfo di Castellammare. Furono così edificati il castrum di Pino, il castrum divenuto poi borgo medioevale di Castello con la chiesa romanico-gotica di S. Maria Assunta ed arcipretura annessa ed infine il castello di Lettere, tutti tuttora visibili, anche se con guasti architettonici ed urbanistici.

Gragnano, per la salubrità del clima e la sua posizione strategica, a pochi passi dal mare e protetta dai Monti Lattari, ospitò numerose famiglie quali i Colonna, i Medici, i De Miro, i Quiroga, i De Angelis, i Della Rocca, i Girace, i Gaudioso, solo per citarne alcune. La presenza sul territorio di una nobiltà illuminata e di una ricca borghesia, dedita alla produzione della seta e dei pannilana, alla molitura del grano ed alla produzione della pasta ed al suo indotto, alla concia delle pelli, determinarono un assetto urbanistico caratterizzato da numerose case gentilizie, mulini con archi-canali annessi, pastifici divenuti ora abitazioni civili, piazze per la compravendita dei prodotti locali, strade in funzione della prosciugazione della pasta ed uno scalo ferroviario, uno dei primi in Italia, per la sua esportazione. Furono inoltre edificati negli anni tre grandi monasteri di clausura, chiese in stile tardo-medievale, rinascimentale, barocco, rococò e neoclassico, impreziosite da marmi policromi, oli e tele di rinomate maestranze napoletane e famosi artisti come Dionisio Lazzari, Marco Pino da Siena della scuola di Raffaello, Luca Giordano, Giacinto Diano, Francesco Maria Russo della scuola del Solimena, Pompeo Landolfi ed altri.

Noi gragnanesi siamo oggi fieri di questo scrigno prezioso di arte e di storia che i nostri predecessori ci hanno lasciato. Abbiamo continuato la tradizione dell’arte bianca attraverso la produzione di pasta normale e quella speciale in moderni pastifici automatizzati ed in piccole aziende artigianali. La pizza ed il panuozzo sono diventati poi specialità locali, insieme alla produzione di vini e di conserve di pomodori. Nel campo tessile, abbandonata per sempre la produzione della seta, piccoli laboratori artigianali si sono imposti sul mercato globale con la produzione di abiti “Moda Positano”, oggi in declino, e di costumi da bagno come Gama ed Amarea.

Il Paese presenta i requisiti per un rilancio del settore turistico e varie associazioni culturali sorte sul territorio, come la nostra, si prefiggono quali obiettivi la riscoperta e la valorizzazione delle sue risorse, soprattutto economiche, artistiche e storiche.